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martedì 4 aprile 2017

Ottime prestazioni degli atleti di casa nostra alla Milano Marathon

La EA7 Emporio Armani Milano Marathon si è confermata come gara assoluta a livello internazionale. Ben 5.300 gli atleti classificati e un’organizzazione che ha dato il meglio grazie a centinaia di volontari dislocati lungo il tracciato che hanno fornito un’assistenza impeccabile ai runners. La manifestazione è stata organizzata da S.S.D. RCS Active Team – RCS Sport e ha visto partenza e arrivo da corso Venezia, nei presi dei Giardini Montanelli. Gionata perfetta per correre, non troppo calda e non troppo fredda. Nuvoloso, ma con qualche uscita dei raggi di sole a riscaldare un ambiente già elettrizzante. Sull’asfalto si sono presentati appassionati da ogni parte d’Italia e parecchi stranieri, soprattutto francesi, tedeschi e britannici.

E tanti atleti keniani decisi a battere il record della corsa.

Gli amatori? Presenti in massa, soprattutto dal milanese. Ma anche da zone lontane. La corsa ha attraversato piazza Duomo, San Babila, City Life, San Siro, l’Ippodromo e tanti luoghi simbolo di una Milano che è cambiata negli ultimi anni. Città frenetica dove i ritmi ti lasciano senza respiro e poco avvezza a chiudere il centro per una corsa, l’atteggiamento dei milanesi è cambiato. Lo abbiamo sperimentato correndo tutti i 42km195 metri lungo un tracciato completamente piatto e veloce per chi è allenato e vuole provare a fare il tempo. Lungo il percorso tantissime famiglie e bambini pronti a darti il cinque e garantirti la carica in una corsa spietata, dove non c’è spazio per le improvvisazioni. Lungo il tracciato abbiamo visto corridori preparati e concentrati, atleti che hanno dovuto rallentare fino a camminare, personaggi famosi, come gli ex calciatori di Inter e Milan Toldo e Ambrosini, il primo impegnato nella staffetta, il secondo ottimo maratoneta. C’era anche il leggendario pugile Marvin Adler alla staffetta e tantissimi altri. Il record della corsa gli atleti keniani lo hanno battuto.

Ad imporsi è stato Edwin Koech Kipngetich di 2:07:13″, Kenneth Mburu Mungara (2:09:37) già vincitore della maratona di Milano nel 2015, terzo gradino del podio per l’etiope Abdela Godana (2:10:05). Tra le donne ancora Kenia con Sheila Chepkech in 2h 29’52”, davanti all’italiana Anna Incerti delle Fiamme Azzurre staccata di una manciata di secondi e all’etiope Tafa Waka Chaltu.

Grandi risultati anche da parte degli amatori delle squadre del magentino. Per il Tapascione Running Team di Robecco sul Naviglio Daniele Valenti (nella foto) ha chiuso in 2h 49’, Alberto Biglieri 3h13’, Claudio Ateri 3h18’. Per l’Ondaverde Athletic Team di Corbetta Giuseppe Moschetti 2h49’46”, Gabriele Dolza 2h54’

 
 
 

lunedì 3 aprile 2017

Maratona di Milano: chilometro trenta, le gambe saltano...ma in fondo si arriva


La volevi la maratona? Eccola. Potrei dire che sono deluso dalla mia partecipazione alla Maratona di Milano conclusa dopo 30 chilometri di corsa, 12 di cammino e 195 metri finali di corsa. Ma non è così. In fondo ci sono arrivato e questo era l’obiettivo da raggiungere. Il piano che mi ero messo in testa era quello di andare ad andatura regolare (5’15” al km) finchè potevo. Non avevo seguito tabelle, non l’ho preparata adeguatamente. Quindi era tutto un rebus. Ho tenuto i 5’15” al km con l’amico Luca dei Tapascioni (che di maratona ne ha fatte parecchie) fino al 30° km. A quel punto le mie gambe sono diventate di marmo e non volevano più saperne di correre. I tendini d’achille erano bloccati.
Uno stop arrivato da un secondo all’altro senza particolari preavvisi. Senza segnale alcuno. Si accende la spia rossa e sei costretto alla resa, punto e basta. Ma qui no puoi fermarti a far benzina come in macchina. Devi contare solo sulle tue forze, non ci sono aiuti. A quel punto le soluzioni erano due: o mi ritiro, o continuo camminando. Ho optato per la seconda alternativa. Di ritirarmi manco se ne parla, piuttosto arrivo strisciando. Ma arrivo. Il calvario è stato totale. Tenendo il ritmo che ho tenuto fino al 30° km avrei chiuso in 3h45”. Camminando per gli ultimi 12km ho finito in 4h48’. Lo avevo calcolato sulla base della mia mezza, ma questa tecnica si è rivelata fallimentare. Ho dovuto, strada facendo, ridimensionare tutto. La maratona non si improvvisa, devi essere allenato. Devi fare i lunghi fino a 36km, devi seguire i consigli di chi è più esperto. Altrimenti la maratona la paghi. Detto questo è stato bellissimo partecipare. Passare dai luoghi simbolo di Milano, da piazza Duomo, da San Siro. La maratona ti insegna che si può essere vincitori anche arrivando ultimi al traguardo con le gambe rotte.

La maratona è veramente la metafora della vita. I primi 10km sono gli anni della fanciullezza, la prendi come un gioco. C’è chi ride e ha voglia di scherzare. Fino al 20° km arrivano gli anni della giovinezza. Ti senti ancora forte, un leone che vuole spaccare il mondo. Dal 20° al 30° km sei un uomo adulto. Cominci a pensare che non ce la farai a spaccare il mondo e devi ragionare se vuoi avere qualcosa dalla vita. Dal 30° al 42° km arrivano gli anni della vecchiaia. Quando le tue gambe diventano sempre più stanche. Quando senti che non ce la fai, ma devi andare fino alla fine del tuo viaggio perché non è ammesso il ritiro. Dalla maratona come dalla vita.
Alla prossima maratona e tanti auguri a tutti i giovani che credono ancora nel sogno olimpico, agli splendidi atleti africani che anche domenica hanno dimostrato di essere nati per la corsa e a tutte le migliaia di maratoneti che corrono in ogni parte del pianeta.

martedì 28 marzo 2017

Dai 1.600 metri dietro casa alla maratona di Milano: un solo obiettivo, arrivare in fondo


E allora facciamoci questa benedetta maratona. Non sono allenato per fare 42,195 km. Non ho la testa per stare troppo sulle gambe, anzi se devo dire il vero le lunghissime distanze non mi piacciono più di tanto. A stento corro per un’ora e mezzo o poco più. Ma allora chi me lo fa fare a correre una maratona? Se devo essere sincero non lo so. Voglio provare, punto e basta. Ho chiesto l’accredito come giornalista, l’ho ottenuto, e la farò la maratona. Non ho mai corso più di 30 chilometri in vita mia e sinceramente la vedo dura per gli altri 12 che mancano. Ma è proprio questo il bello. La sfida, la voglia di fare qualcosa di impossibile eppure diventato oggi alla portata di tutti o quasi. Sia ben chiaro, non voglio certo ammazzarmi.
Partirò lentamente e vedrò come va cammin facendo. La prima volta che ho corso in vita mia avevo 15 anni e l’ho fatto dopo avere letto il libro di un giornalista americano, James Fixx, appassionato di jogging. Il capitolo sulla maratona di Boston mi entusiasmò al punto che nella mia testa dissi “devo farla anche io”. Boston purtroppo dovrà attendere, ma Milano è dietro casa e si può fare. In America correre era cosa normalissima. In Italia negli anni ’80 cominciavano a partire le prime non competitive e molti non tolleravano la presenza di gente che correva per le strade. C’era ancora la mentalità del “ma se non sei un fuoriclasse chi te lo fa fare?”. Oggi le cose sono cambiate. Gente che non avrei mai considerato in grado di fare pochi metri di corsa oggi ha già nel suo curriculum svariate maratone. Io, manco una.
Ricordo il primo giro che feci, misurato al millimetro, nella lontanissima estate del 1986. Erano 1600 metri. Da via Gramsci a Magenta a via Crivelli, via Pilo, Bezzecca e I Maggio che all’epoca era sterrata. Quanti anni sono passati da quella mia prima corsa. Dopo mille metri avevo il fiato talmente corto che fui costretto a fermarmi e camminare. Riuscii ad arrivare in fondo ai 1.600 metri esausto. Capii subito che non avrei fatti molta strada con la corsa, ma mi piaceva. E nel giro di poco tempo riuscii a correre per più chilometri ad un ritmo più elevato acquistando molta sicurezza in me stesso. Io che fino ai 15 anni nello sport ero quello che si considera ‘una schiappa’ mi sono preso molte rivincite grazie alla corsa. Ora come allora l’obiettivo è sempre lo stesso. Arrivare in fondo a quei fottutissimi 42 km e 195 metri.